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Patologia Neonatale Cagliari
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Commemorazione Franco Chiappe

 

Franco Chiappe Il 1981 lo vede impegnato, insieme a Marcello Orzalesi - che da qualche anno affrontava analoghe battaglie a favore dei neonati sardi nell'area sassarese - nella realizzazione del 1° Piano Sanitario Regionale: a quell'esperienza possono essere fatti risalire alcuni risultati storici della Neonatologia Sarda, frutto di battaglie per richiamare l'attenzione dei politici sull'esigenza di dotare i punti-nascita di adeguate risorse di personale e di attrezzature, e l'avvio della raccolta dei dati perinatologici e neonatologici, non soltanto attinenti ai tassi di mortalità, che ancora oggi permette a questa Regione di essere dotata di un corretto impianto di controllo dell'efficacia delle cure neonatologiche esteso su tutto il territorio. Grazie a questa attività così meritoria, che tutt'oggi coinvolge in modo continuo tutti i colleghi Pediatri e Neonatologi dei vari punti-nascita, la Regione Sardegna continua ad essere una delle poche aree così ben monitorizzate. In questa opera non è mai mancata la più stretta e convinta collaborazione con i colleghi della Regione, ed in particolare ricordo l'impegno con Carlo Corchia, successore di Marcello Orzalesi a Sassari e quello con il fratello di Franco, Stefano, che al Suo fianco ha profuso notevoli energie nellapreziosa attività di follow-up.

Nel contempo, la Neonatologia cagliaritana di quegli anni registrerà una costante ascesa sul difficile percorso dell'adeguamento dell'Unità di Terapia Intensiva Neonatale agli standard internazionali più avanzati, percorso che lo troverà impegnato sino al momento del collocamento in pensione nel gennaio 2001. Stefano ricorda ancora l'enfasi di una lettera scrittagli da Franco ed indirizzatagli in Somalia nella primavera del 1981 nella quale era ben evidente la soddisfazione di Franco per aver trattato il primo neonato cagliaritano con la PPC, grazie anche al supporto di un circuito aereo realizzato utilizzando una vaschetta per pesci, cioè piccolo acquario dotato di un motorino elettrico e ventola !
Vorrei ancora fare un cenno alla sua attività e produzione scientifica, un cenno che per la sua brevità ed incompletezza non deve assumere alcun connotato riduttivo nei confronti della sua fama di docente e di clinico. Ci ha lasciato oltre 200 pubblicazioni a stampa sulle quali non posso dilungarmi, ma che hanno scandito tutto l'arco della sua carriera ed hanno attirato l'attenzione e l'ammirazione dei colleghi quali oggetto di relazioni e comunicazioni ai nostri congressi nazionali. Mi riferisco in particolare alla sua partecipazione attiva alle relazioni e comunicazioni presentate al 27° Congresso Italiano di Pediatria, al 22° Congresso della Associazione dei Pediatri di Lingua Francese (Strasburgo, 1969) ed al 2° Congresso Europeo di Medicina Perinatale (Londra, 1970), nonché al 1° nostro Congresso di Montecatini del giugno 1995.

Dei medesimi anni sono i Suoi contributi al trial italiano coordinato da Giulio Bevilacqua sulla profilassi dell'RDS con il surfacttante porcino somministrato alla nascita e la documentazione dell'efficacia dell'eritropoietina umana di sintesi nella riduzione dell'impiego degli emoderivati nel nato pretermine. Ma in questa sede preferisco fare un cenno di sapore storico ai Suoi contributi raccolti nei capitoli affidatigli in occasione della relazione "Su alcuni aspetti dell'equilibrio acido-base del neonato", relazione che nel lontano 1969 ha visto impegnata tutta l'équipe della Puericultura di Cagliari, capitanata dal Prof. Aniello Macciotta in occasione del Congresso della Sezione Sarda della SIP.

Questa relazione di 140 pagine, 40 delle quali riportano il Suo contributo più diretto, e particolari riferimenti alle condizioni di acidosi correlate alla sindrome respiratoria idiopatica, all'asfissia, alla forma tardiva legata all'immaturità, ecc., ha riscosso in quei tempi un grande interesse dei colleghi per la chiarezza e la competenza dimostrata nell'affrontare contesti fisiopatologici e terapeutici nuovi, quella volta considerati complessi ed "intriganti" per le difficili decisioni da assumere al letto del malato. Ebbene questo cimelio, reso possibile dall'impegno congiunto di tutta l'équipe cagliaritana, testimonia anche il livello di cura già in quegli anni raggiunto in tale sede grazie alla disponibilità di nuove e moderne tecnologie. Franco Chiappe La sua rilettura mi ha riportato a riconsiderare le difficoltà di natura concettuale e pratica affrontate in quel momento da chi ci ha preceduto, in un contesto culturale e tecnologico ed assistenziale in cui le pesanti e reali difficoltà del quotidiano andavano ad impattare contro nuove esigenze, emergenti a ritmo incalzante nella letteratura più qualificata, tali da scoraggiare chiunque non disponesse, oltre che di non comuni doti intellettuali, di sensibilità particolare verso la novità e di consolidate attitudini al duro lavoro e, non ultima, una certa resistenza alle frustrazioni dovute ad incomprensioni di origine istituzionale.
Questa relazione è un lampante esempio del risultato dell'impegno di chi sapeva in quei difficili anni coniugare sapientemente le succitate virtù, ponendole in modo esemplare a disposizione dei colleghi in un confronto scientifico leale ed aperto. Non a caso chi partecipò a quel congresso di Porto Conte (Alghero), ricorda ancora, a distanza di 35 anni, l'animata e proficua discussione che trattenne i congressisti in una sala affollata e molto calda sino a tarda sera, in una giornata per altri versi ideale sotto il profilo meteorologico, paesaggistico e balneare.
Il Suo interesse poliedrico in ambito pediatrico l'ha condotto ad affrontare problemi infettivologici (infezioni stafilococciche, epatiti) nutrizionali ed auxologici, metabolici (ittero), ematologici e respiratori, lasciando testimonianze quale relatore e correlatore in numerose sedi nazionali e straniere. I riconoscimenti ricevuti da parte dei colleghi sardi l'hanno condotto in tempi successivi alla Presidenza delle sezioni regionali della Società Italiana di Pediatria, della Società Italiana di Neonatologia e di quella di Nipiologia. menché mai offensivo nella Sua schiettezza. In un'epoca che nel volgere di 20-30 anni ci ha fatto assistere, anche ai più elevati livelli gerarchici (accademici, politici, confessionali) al progressivo e graduale rifiuto dell'acquisizione di responsabilità individuali, acquisizioni di responsabilità quale risultato di un quotidiano nobile ed umano esercizio della propria individuale coscienza, frutto della condivisione di valori etici, religiosi, sociali, ecc. abbiamo avuto la fortuna di incontrare un uomo e di affiancare un collega ed amico che, ben al di là del Suo elevatissimo impegno professionale e della propria dichiarata e professata attinenza religiosa, ha espresso nel quotidiano, nel lavoro e tra i Suoi affetti, uno stile ed una umanità di altissimo livello, lasciandoceli in eredità quale esempio e sostegno morale da tramandare a chi ci seguirà. Di fronte a tanti giovani che avvertono l'attuale tendenza comune e diffusa all'acquiescenza, al chiudere un occhio di fronte ad inadempienze ed errori di varia natura da parte della società nel Suo complesso, ma anche delle alte autorità ad essa preposte, di fronte a questo attuale abbandono della costante ricerca da parte dell'individuo di una propria identità e responsabilità, Franco ha mantenuto sino all'ultimo istante un esemplare senso del limite del Suo
essere e del Suo potere in quanto docente, clinico, professionista, altamente titolato e responsabile per sua scelta della salute dei bambini, proprio di quelli più deboli tra i deboli, lasciando modelli di riferimento dominati dal più profondo senso etico e dal massimo rispetto dell'altro. A questo proposito ricordo appena la Sua condivisione e partecipazione alla meritoria attività della moglie nell'aiuto ai bisognosi e in ambito sociale, delle quali la realizzazione di un congruo alloggio per le madri dei bambini ricoverati, oramai in avanzato stato di allestimento. Un esempio caratterizzato da una sua unicità comportamentale, espressa con coerenza anche nei momenti più duri che ne hanno segnato gli ultimi giorni, trascorsi nella più serena accettazione dei limiti posti dalla vita e nel più meritato conforto offertogli dalla fede e dalla famiglia, a cui era profondamente legato.
Ricordandolo oggi in un momento in cui alla luce dell'eredità spirituale e morale da Lui lasciataci, abbiamo superato le pene del lutto, lasciatemelo immaginare ancora una volta tra noi, seduto tra le ultime file, con un filo di sorriso sulle labbra, lo sguardo limpido, l'indice addotto a presa sul pollice o sul dito medio della mano, mentre scuote leggermente il capo al cospetto di queste mie inadeguate espressioni ed attende che io lasci il podio per una calorosa stretta di mano in segno di rinnovata e imperitura amicizia. Per onorarne la memoria in maniera consona al Suo stile, vi prego di raccogliervi, un momento soltanto, in un meditato ed affettuoso silenzio. (IN PIEDI !)

Franco Chiappe Questo silenzio è il miglior tributo e un dovuto riconoscimento che possiamo oggi esprimerGli, anche per onorarne la Sua non comune onestà intellettuale, virtù purtroppo diventata rara, ma che ha caratterizzato ogni momento della sua esistenza tra noi e che deve rappresentare motivo di orgoglio e di consolazione per la Signora Rosanna, per tutti i Suoi cari e per i collaboratori, ed infine per tutti coloro che ancora oggi si sentono a Lui legati per mezzo di tanti nobili sentimenti condivisi con Franco in vita.

Francesco Chiappe nasce ad Arzachena nell'estate del 1930, ma nella realtà di allora l'evento avviene nell'alloggio riservato a chi era posto a presidio del faro di Capo Ferro all'estremità nord della Sardegna, quel faro noto oggi a tutti gli amanti della navigazione da diporto che incrociano in Costa Smeralda.
A quel tempo il faro di Capo Ferro era per lo più punto di riferimento per la marina militare di stanza all'Isola della Maddalena e per i pescatori che da Ponza si spingevano fino in quelle acque alla ricerca di pesce pregiato, in particolare delle già famose aragoste, che venivano mantenute vive in cassoni di legno e pelo d'acqua.
In quel contesto il padre Pietro, preoccupato per l'imminenza del parto della moglie Maria e nell'impossibilità di disporre al momento del supporto dell'ostetrica condotta comunale, decise di rivolgersi al medico militare della Maddalena, riscuotendo un primo diniego motivato dalle pessime condizioni del mare. In quel giorno gli stessi marosi avevano indotto i pescatori di Ponza a riparare nel Porto Cervo con imbarcazioni colme d'aragoste, e allorché il padre fece rilevare al medico che erano riusciti a riparare in porto i pescatori d'aragoste, il medico decise di affrontare la burrasca marina perseguendo così il duplice scopo di assistere felicemente la partoriente e di concludere ancora più felicemente questa sua performance fuori ruolo...a tavola!.
La riproduzione di quell'angolo di Sardegna di allora che vedete proiettata è tratta da un quadretto dipinto dal padre di Franco, a Lui stesso molto caro e che appartiene al patrimonio di ricordi familiari più intimi. Un affettuoso grazie alla signora Rosanna ed ai figlioli che ci permettono oggi di goderne in questo momento preliminare al breve excursus honorum e che vediamo raccolti accanto a Lui in uno dei tanti momenti più felici del suo vissuto di marito e di padre.

Dopo avere frequentato gli studi classici, Franco consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Cagliari nel 1956, e subito dopo intraprende la carriera pediatrica, frequentando la Clinica Pediatrica dell'Università presso la quale consegue la sua prima nomina, quella di assistente volontario alla Cattedra medesima, qualifica ottenuta il 10 novembre 1957.

Nel periodo novembre 1957 - novembre 1968, dopo avere ricoperto l'incarico di assistente straordinario per l'anno accademico 1957-1958 presso la Cattedra di Clinica Pediatrica, afferisce alla Cattedra di Puericultura della medesima Università diretta dalla prof.ssa Antonietta Leone dal momento della sua istituzione (1961), con qualifica di assistente volontario e, contemporaneamente, di assistente ospedaliero, sino al 16 novembre 1968 allorchè viene nominato assistente universitario ordinario con funzioni di aiuto a tale Cattedra. In quegli anni lo affiancava nel suo impegno neonatologico uno sparuto nucleo di pediatri, tra i quali, a partire dal 1964 troviamo Stefano. Il 1° novembre 1968 la Cattedra Pediatrica è affidata alla pro.ssa Leone e alla Cattedra di Puericultura le subentra il prof. Aniello Macciotta, vincitore del concorso bandito dall'Università di Sassari. Così Franco vede riconfermato il vincolo istituzionale, professionale e di quotidiana frequentazione con lui. Il Prof. Macciotta, amico fraterno di Franco sin dalle prime esperienze universitarie, mi ha confessato che la sua scelta di rispondere nel 1968 alla chiamata della Facoltà cagliaritana, al di là delle motivazioni di origine, familiare e non solo, fu sensibilmente influenzata dalle pressioni di Franco, con cui aveva condiviso tutte le fatiche delle fasi iniziali della carriera e con cui aveva intrecciato legami di profonda amicizia a tal punto da esserne testimone alle nozze con la signora Rosanna e partecipe dei più intimi eventi familiari. Nel contempo Franco aveva conseguito la Specializzazione in Clinica Pediatrica nel luglio 1959 e la libera docenza in Clinica Pediatrica nel 1963.

Ed ora una piccola finestra aperta su questo periodo di formazione e di attività sperimentale, clinica e didattica di Franco per richiamare alla nostra attenzione questi due giudizi.

Sono il giudizio che ne diedero i Suoi direttori. Il Prof. Giuseppe Macciotta nell'attestato rilasciatogli in occasione della candidatura al riconoscimento accademico della libera docenza in Clinica Pediatrica riportò di Lui che "ininterrottamente si è segnalato per la infaticabile sua opera nei reparti clinici, negli ambulatori e nei laboratori. Con metodo, e con tenacia, trascurando ogni altra possibile occupazione collaterale egli ha affinato la sua preparazione clinica e scientifica, acquisendo una capacità di rilievo clinico sempre più completa, una capacità di impostazione clinico sperimentale sempre più approfondita e sempre più autonoma, una capacità di autocritica sempre più severa".

Giudizio confermato dalla prof.ssa Antonietta Leone, che nel breve periodo trascorso sotto la sua direzione potè valutarne valore e meriti sottolineandone l'assiduità assistenziale, la prontezza e la grande prudenza nello studio dei vari problemi attinenti la cura dei pazienti, identificandolo come mente agile e pronta, dotato di ogni qualità necessaria ad un assistente universitario (1963).